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Risparmiare su riscaldamento e climatizzazione: una casa che non disperde energia

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Quali sono i vantaggi di una casa efficiente dal punto di vista energetico? Cos’è l’Ape? E le classi energetiche? Quali benefici prevede il Fisco per chi effettua lavori per l’efficienza del proprio immobile? Ecco tutte le risposte.

Vantaggi, meno costi e comfort: l’aumento delle spese per la climatizzazione, in parte dovuto all’incremento del prezzo dell’energia, ha trasformato in emergenza immediata la necessità di risparmiare. E per contenere i costi è fondamentale consumare meno, in particolare contrastando le dispersioni. Infatti il risparmio diventa concreto nel momento in cui la casa limita al minimo indispensabile il proprio fabbisogno energetico, e cioè quando è “a tenuta termica”, in estate e d’inverno. Al vantaggio economico si aggiunge anche il comfort degli ambienti interni, condizione indispensabile per il benessere di chi vi abita. E una casa con questi requisiti acquista maggior valore.

Proteggere i punti critici

L’involucro edilizio non è un volume continuo e disperde energia termica attraverso i tratti di discontinuità. A questa perdita se ne aggiunge altra, in quantità notevole, che avviene attraverso i “punti critici” dell’edificio: muratura perimetrale, copertura, piano terra e aperture. Una progettazione mirata al contenimento energetico che prevede l’impiego di materiali isolanti idonei è certamente la soluzione migliore. Ma anche intervenire sull’esistente si può sempre, con risultati eccellenti.

RISPARMIO-ENERGETICO

L’efficienza energetica

I dati parlano chiaro: la classe di efficienza energetica di una casa è un parametro fondamentale nella valutazione di un immobile. Non solo perché vi sono impliciti i costi di climatizzazione, ma anche perché è significativa del grado di benessere degli ambienti interni. Facciamo insieme il punto della situazione, per orientarsi opportunamente tra normativa, documentazione e recupero dei costi.

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Una nuova normativa a livello Europeo

Entro la fine del 2020 ogni nuova costruzione in Europa dovrà essere “a basso impatto energetico” (Near Zero Energy Building o NZEB), ossia edifici il cui fabbisogno energetico è molto basso e comunque coperto in maniera significativa da energia proveniente da fonti rinnovabili. E lo stesso varrà anche per gli edifici preesistenti, che dovranno raggiungere standard di efficienza più elevati. Per quella data gli immobili dovranno, per quanto possibile, far largo uso di sistemi energetici provenienti da fonti rinnovabili, riducendo così sensibilmente l’impatto sull’ambiente. E il vantaggio non sarà solo individuale, dato dal risparmio sulle bollette. Vanno aggiunti gli indubbi benefici per l’ambiente: è stato calcolato che le costruzioni del futuro potranno gravare il 50% in meno sulle risorse del Pianeta. 

Tutto certificato in un documento: l’Ape

La classe energetica di una casa viene attribuita in base al fabbisogno energetico necessario per riscaldare gli interni ed è certificata attraverso l’Attestato di prestazione energetica, il cosiddetto APE.
Dal 2005 è necessario che ogni edificio sia dotato di un documento che ne attesti la classe energetica, così da incentivare l’efficienza energetica del comparto edile. Prima che il Dl 63/2013, convertito dalla legge 90/2013, introducesse l’attuale attestato di prestazione energetica (Ape), era in vigore l’attestato di certificazione energetica (Ace). Dal 1 ottobre 2015 sono cambiate le norme che regolano la certificazione energetica degli edifici in Italia introducendo requisiti standard minimi per il calcolo delle prestazioni energetiche degli immobili, nonché le linee guida per redigere proprio l’APE.

  • Per gli atti di compravendita e di trasferimento oneroso di immobili e per i contratti di nuova locazione di interi edifici, vige l’obbligo di allegare l’Ape al contratto. Sono esclusi, i contratti di nuova locazione di singole unità immobiliari e gli atti traslativi a titolo gratuito: in questi casi vige l’obbligo di inserire una clausola nel contratto in cui l’inquilino dichiara di aver ricevuto la documentazione riguardante la prestazione energetica dell’edificio (obbligo di informativa). Anche negli annunci di vendita e locazione da parte delle agenzie immobiliari si prevede l’obbligo di inserire la classe energetica dell’immobile. In caso di violazione dell’obbligo di dotare di un attestato di prestazione energetica gli edifici e l’unità immobiliare oggetto di compravendita, il proprietario è punito con la sanzione di importo compreso tra 3000 e 18000 euro. Nel caso in cui la violazione riguardi un nuovo contratto di locazione di interi edifici, la sanzione per il proprietario è compresa tra 300 e 1800 euro.
  • In relazione alle classi energetiche in cui inserire i vari immobili, oggi queste sono 10 e vanno dalla più efficienteA4 alla più bassa G, passando per la A3, la A2, la A1, la B, la C, la D, la E e la F. Ai nuovi edifici è richiesta come minimo la classe energetica B. Nell’Ape devono essere presenti elementi precisi come: gli indici di prestazione energetica parziali, come quello riferito all’involucro, quello globale e la relativa classe energetica corrispondente, la prestazione energetica globale in termini di energia primaria totale e non rinnovabile, gli interventi che potrebbero essere realizzati sull’edificio (interventi di ristrutturazione edilizia ed interventi di riqualificazione energetica), i consumi energetici sia per il riscaldamento invernale che per le attività di raffrescamento estivo e le emissioni di anidride carbonica e l’energia esportata.

 

Quanto si risparmia

Una recente analisi sulle spese annue per il riscaldamento ha messo in evidenza, conti alla mano, in quale misura la classe energetica incida sulle spese. l Differenze si riscontrano naturalmente sul territorio, perché le aree geografiche godono di condizioni climatiche differenti. l Il campione analizzato è una casa indipendente di 120 mq. Si evince che tra le classi di maggiore e minore efficienza la differenza è di 1.000/1.600 euro l’anno.

 

CLASSEZ.ALPINAZ. PADANAZ. PENINSULAREZONA INSULARE
A123 € 123 € 137  €  140 €
B 246 €246 € 273 €  279 €
C  492 €  492 € 564 €€ 558 €
D 738 € 738 €  € 819 837 €
E 984 € 984 € 1.092 € 1.116 €
F  1.292 € 1.292 € 1.433 €
G 1.722 € 1.722 €

 

È sempre possibile migliorare

➤ Riqualificare la propria casa, un appartamento in condominio o in edificio singolo, riducendo i consumi energetici è possibile, oltre che auspicabile. In questo modo non solo si risparmierà sulle bollette e si farà del bene all’ambiente, ma si aumenterà il valore economico stesso dell’abitazione, in base a quanto previsto dalle certificazioni energetiche degli edifici. Come illustrato nelle pagine successive si tratta in sostanza di:
✔ incrementare la tenuta termica delle pareti esterne;
✔ migliorare le prestazioni tecniche della copertura;
✔ distanziare dal terreno la base dell’edificio, per evitarne il contatto diretto.
✔ sostituire i serramenti di vecchio tipo;
✔ prevedere porte adatte a trattenere il calore interno. l Certamente un intervento ad hoc potrebbe prevedere “ritocchi” anche alle strutture orizzontali e a quelle verticali interne (pavimenti e divisori) per isolare anche tra le abitazioni. Suggerimenti che solo un tecnico può dare.

Sconto del 65% per chi riqualifica

Sono alcuni anni che lo Stato prevede incentivi fiscali (detrazione Irpef e Ires) mirati. Per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici già esistenti la detrazione è del 65% della spesa sostenuta, con importi massimi variabili secondo la tipologia dei lavori e recuperabili in dieci rate annuali di uguale importo. Solo per fare un esempio, i lavori vanno dalla coibentazione di pareti, solai, tetti alla sostituzione delle finestre e delle porte d’ingresso e dal 2015 è compreso anche l’acquisto e la posa in opera di schermature solari (nel limite di 60.000 euro) e di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (nel limite di 30.000 euro). La Legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha previsto la proroga delle detrazioni al 65% per le spese sostenute dal 6/6/2013 al 31/12/2016 per gli interventi tesi al risparmio energetico e ha introdotto alcune novità come la possibilità di cedere la detrazione al 65% alla ditta che esegue i lavori su parti comuni di edifici residenziali da parte di coloro (pensionati e lavoratori) che hanno un basso reddito e come tale non fruiscono degli sconti fiscali.

L’ecobonus viene esteso anche all’acquisto e installazione di impianti domotici, ossia quei dispositivi multimediali per il controllo da remoto e la verifica dei consumi degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione delle unità abitative, in grado di mostrare il consumo degli impianti.